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Lo strumento di comunicazione ideale per l’industria del lusso? Il digital advertising. E’ quanto emerge dalla seconda indagine “Lovers of Luxury” promossa da Microsoft Advertising, che ha coinvolto, in due fasi, quasi 2mila persone ad alto potenziale di spesa in 15 Paesi, dall’Italia agli Stati Uniti, dal Giappone alla Russia.
E i brand di questa categoria dimostrano di scommettere sempre di più sull’efficacia delle campagne pubblicitarie sul web, grazie all’elevata targetizzazione e alla possibilità di coinvolgere in maniera diretta i consumatori più sofisticati e attenti al savoir vivre.
Secondo uno studio di Bain & Company commissionato da Altagamma, nonostante la fase di contrazione dell’economia mondiale che ha ridotto le crescite attese nel 2009 a circa il 2%, dal 5% del 2008 (già in contrazione rispetto al +10% del 2007), il settore del lusso si dimostra vitale, grazie al particolare target a cui fa riferimento.
Che internet abbia rivoluzionato il marketing e la pubblicità non è un mistero: accanto alle forme tradizionali di dislpay advertising, il web favorisce una serie impressionante di forme di comunicazione “virale” legata al web 2.0, ovvero ai contenuti generati dagli utenti: dai blog alle community, dai forum ai social network, milioni di consumatori parlano e si scambiano opinioni su prodotti, marchi e aziende. Una forma di pubblicità che, essendo creata appunto dagli utenti e non dai produttori stessi, acquista talvolta un peso e una autorevolezza addirittura maggiori rispetto all’advertising tradizionale.
Certo, si tratta di un tipo di pubblicità ben difficilmente misurabile, a differenza di un banner per il quale è possibile monitorare impression, click e quant’altro. Tuttavia, data la crescente importanza del marketing virale, Nielsen ha messo a punto un nuovo servizio per la misurazione dei Consumer Generated Media e del passaparola online.
BuzzMetrics, questo il nome del nuovo servizio di Nielsen Online, ha lo scopo di consentire alle aziende di “pesare” l’importanza dei CGM (Consumer Generated Media, appunto) all’interno dei propri budget di comunicazione.
di Luca Maria de Grazia
avvocato
(DDL Sicurezza): Proposta di modifica n. 50.0.100 al DDL n. 733
Dopo l’articolo 50, inserire il seguente:
«Art. 50-bis. (Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet)
1. Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti al codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell’interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l’interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.
2. Il Ministro dell’interno si avvale, per gli accertamenti finalizzati all’adozione del decreto di cui al comma 1, della polizia postale e delle comunicazioni. Avverso il provvedimento di interruzione è ammesso ricorso all’autorità giudiziaria. Il provvedimento di cui al comma 1 è revocato in ogni momento quando vengano meno i presupposti indicati nel medesimo comma.
3. I fornitori dei servizi di connettività alla rete internet, per l’effetto del decreto di cui al comma 1, devono provvedere ad eseguire l’attività di filtraggio imposta entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000, alla cui irrogazione provvede il Ministro dell’interno con proprio provvedimento.
4. Entro 60 giorni dalla pubblicazione della presente legge il Ministro dell’interno, con proprio decreto, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con quello della pubblica amministrazione e innovazione, individua e definisce i requisiti tecnici degli strumenti di filtraggio di cui al comma 1, con le relative soluzioni tecnologiche.
5. Al quarto comma dell’articolo 266 del codice penale, il numero 1) è così sostituito: “col mezzo della stampa, in via telematica sulla rete internet, o con altro mezzo di propaganda”.».
Samsung ha da poco inaugurato a Milano quella che, con 445 mq di area, è la più grande insegna pubblicitaria luminosa d’Europa. La produzione è stata affidata a Defi Italia, azienda specializzata nello “Spectacular Outdoor”, la creatività e il coordinamento del progetto sono a cura di Cheil Worldwide. L’impianto Samsung, visibile a notevole distanza anche di notte, è stato acceso il primo febbraio in viale Certosa, dove rimarrà per i prossimi cinque anni.
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Nuovi sacrifici in vista per Carlo De Benedetti: L’Espresso non distribuirà utili quest’anno e c’è il rischio che succeda la stessa cosa l’anno prossimo. Se le cose andranno come le prevede Deutsche Bank, la società editoriale chiuderà il 2009 con un utile dimezzato di 25 milioni di euro, meno della metà di quello atteso per il 2008 e circa un quarto rispetto a quello del 2007. Vista l’esiguità dei profitti, secondo l’analista Alessandro Baj Badino, la cedola salterà anche l’anno prossimo.
L’Espresso sarà messo alle corde nel corso dell’anno dalla caduta della pubblicità sulla carta stampata; dopo il calo del 6,5% su quotidiani e magazine registrato nei primi 11 mesi del 2008, nel 2009 ci sarà un ulteriore pesantissima contrazione: Deutsche Bank si aspetta infatti una discesa del 9%. Per vedere qualche miglioramento si deve aspettare il 2010: l’anno prossimo la crescita dovrebbe essere tuttavia anemica (+0,5) e di gran lunga inferiore a quella messa a segno dal totale dei mezzi di comunicazione (+2%).
Paul Gillian è un noto giornalista americano che nel 1999 è passato dai giornali della carta stampata (come New York Times e Washington Post) al giornalismo online. Gillian avverte che in poco tempo 95 su 100 dei più grossi giornali delle città americane moriranno. Il giornalista pubblica una lista (che chiama R.I.P., ossia rest in peace) nella quale elenca i titoli dei giornali che cessano di vivere.
Gillian ha un blog e riceve quotidianamente critiche e suggerimenti di chi, essendo del mestiere, non vuole la morte dei giornali stampati. Dal Dallas Morning News è giunto questo suggerimento: occorre che il governo si muova una volta per tutte e dia pieni poteri agli editori di querelare chi si permette di “rubare” materiale dal giornale stampato. Il ceo del Minnesota Post, Joel Kramer, ha trovato la soluzione del problema, insiste: invece di cercare di vendere 400mila copie del giornale a 50 centesimi, vendiamone 100 mila a due dollari, per assicurarci i lettori più fedeli. Graig Menwark afferma che occorre coinvolgere il lettore nella formazione del giornale, che dovrebbe essere ricevuto come “nostro” e non come “loro”, ossia degli editori.







